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venerdì 16 dicembre 2011

L'Internazionale antiautoritaria e i suoi congressi

L'Internazionale antiautoritaria (o Internazionale anarchica) è stata un'organizzazione anarchica internazionalista costituitasi nel 1872 a Saint-Imier. Fu la conseguenza dei conflitti tra marxisti e anarchici nella I Internazionale, che provocò l'espulsione degli anarchici dalla stessa e la convocazione del Congresso di S. Imier da cui scaturì la costituzione di una nuova Internazionale: l'Internazionale antiautoritaria.

Il Congresso di Saint Imier (1872)
Gli anarchici della Federazione del Giura il 15 settembre 1872 convocarono un'assemblea a Saint Imier (regione della Giura bernese in Svizzera), come un Congresso straordinario dell'Internazionale operaia e si dedicarono ad organizzare, secondo la formula di Kropotkin: «la rivolta permanente mediante la parola, lo scritto, il pugnale, il fucile, la dinamite».
Furono presenti i delegati del Giura, dell'Italia, degli Stati Uniti, e anche alcuni delegati francesi e spagnoli, mentre non si presentarono i tedeschi, gli inglesi, i belgi.
La riunione sconfessò il Congresso dell'Aja (che aveva appunto sancito l'espulsione degli anarchici) giudicandolo non-valido in quanto manipolato dai marxisti e di conseguenza ne convocarono un altro a Ginevra (1-6 settembre 1873).

Risoluzioni del Congresso di Saint Imier (sintesi)
Considerando,
che l'autonomia e l'indipendenza delle Federazioni e delle Sezioni operaie sono la prima condizione dell'emancipazione dei lavoratori;
che qualsiasi potere legislativo e risolutivo accordati ad un Congresso sarebbe una violazione flagrante di questa autonomia e libertà;
Questo Congresso nega in principio il diritto legislativo di tutti i Congressi, siano generali o regionali; non riconosce ad essi altra missione che quella di mettere in presenza le aspirazioni, i bisogni e le idee del proletariato delle differenti località o paesi, al fine che la loro armonizzazione si operi il più possibile; afferma che in nessun caso la maggioranza di un Congresso potrà imporre soluzioni alla minoranza. Il Congresso delle Federazioni presenti a Saint Imier dichiara di respingere tutte le risoluzioni dei Congresso dell'Aja, e di non riconoscere nessun potere al nuovo Consiglio Generale, e per salvare la libertà delle Federazioni nazionali e mantenere i principi della 1° Internazionale dei lavoratori i delegati gettano le basi di un progetto di Patto di solidarietà fra le Federazioni.
Considerando,
che la grande unità dell'Internazionale non è fondata sull'organizzazione artificiale e sempre nefasta d'un potere centralizzatone qualsiasi, bensì sull'identità reale :degl'interessi e delle aspirazioni del proletariato di tutti i paesi e sull'associazione spontanea e libera delle Federazioni e delle Sezioni del mondo intero;
Considerando,
che in seno all'Internazionale esiste, apertamente manifestatasi al Congresso dell'Aja, una tendenza della parte autoritaria che è quella stessa del Partito comunista tedesco che sostituì la sua dominazione e il potere dei suoi capi al libero sviluppo e all'organizzazione spontanea e libera del proletariato;
Considerando,
che la maggioranza del Congresso dell'Aja, al fine di soddisfare le ambizioni del Partito suddetto e dei suoi capi, ha cinicamente sacrificato i principi dell'Internazionale;
che il nuovo Consiglio nominato da quella maggioranza, e da essa investito di poteri ancora più grandi di quelli che avrebbe desiderato arrogarsi per mezzo della Conferenza di Londra, minaccia di distruggere l'unità dell'Internazionale ed ogni libertà;
I delegati delle Federazioni e Sezioni spagnole, italiane, giurassiane, olandesi, francesi, americane, riunite in questo Congresso, hanno concluso (salvo la loro accettazione e conferma definitiva) il seguente patto d'amicizia, di solidarietà e di difesa mutua:
1. Le Federazioni su nominate e quelle altre che vorranno aderire a questo patto avranno fra di loro delle corrispondenze e comunicazioni dirette e regolari, indipendenti da qualsiasi controllo centrale.
2. Quando una di queste Federazioni o Sezioni si troverà attaccata nella sua libertà sia dalla maggioranza di un Congresso, sia dal Governo, sia dal Consiglio Generale creato al Congresso dell'Aja, tutte le altre Federazioni si proclameranno assolutamente solidali con essa. Le Federazioni proclamano altamente che la conclusione di questo patto ha per scopo principale l'unione dell'Internazionale minacciata dalle ambizioni dei capi del Partito autoritario comunista.
Considerando,
che il volere imporre al proletariato una linea di condotta o un programma politico uniforme, come l'unica via che possa condurlo alla sua emancipazione sociale, è una pretesa assurda e reazionaria;
Considerando,
che nessuno ha il diritto di privare le Federazioni autonome della facoltà di determinare e seguire la linea di condotta che credono la migliore; e che ogni tentativo intrapreso in questo senso condurrebbe al più rivoltante dogmatismo;
Considerando,
che le aspirazioni del proletariato non possono avere altro fine che quello di stabilire una organizzazione e una federazione economica libere, basate sul lavoro e l'eguaglianza di tutti, ed assolutamente indipendenti da ogni potere politico, organizzazione e federazione che saranno soltanto il risultato dell'azione spontanea del proletariato, dei corpi di mestiere e delle comuni autonome;
Considerando,
che ogni organizzazione politica non può essere che l'organizzazione del dominio d'una classe a detrimento delle masse, e che quando il proletariato s'impadronisse del potere si trasformerebbe a sua volta in classe dominante e sfruttatrice;

il Congresso di Saint Imier dichiara:
1. la distruzione d'ogni potere politico è il primo dovere del proletariato;
2. l'organizzazione d'un potere politico provvisorio sedicente rivoluzionario e capace d'accelerare la distruzione dello Stato, non può essere che un inganno di più e sarebbe tanto pericolosa come i governi oggi esistenti;
3. respingendo ogni compromesso al fine di attuare la rivoluzione sociale, i proletari d'ogni paese devono stabilire, al di fuori di ogni politica borghese, la solidarietà dell'azione rivoluzionaria.
La libertà e il lavoro sono la base della morale, della forza, della vita e della ricchezza dell'avvenire. Ma il lavoro se non è liberamente organizzato si trasforma in oppressione e per evitare ciò l'organizzazione libera del lavoro è una condizione indispensabile della vera e completa emancipazione del proletariato.
Il libero esercizio del lavoro necessita il possesso della materie prime e del capitale sociale. E' impossibile organizzare il lavoro se l'operaio, emancipandosi della tirannia politica ed economica, non conquista il diritto di svilupparsi completamente in tutte le sue facoltà. Ogni stato, ogni governo ed ogni amministrazione delle masse popolari, sono necessariamente fondate sulla burocrazia, sull'esercito, sullo spionaggio, sulla chiesa, ed è per questa ragione che non potranno mai realizzare una società basata sul lavoro e sulla giustizia. L'organismo statale per sua natura è necessariamente spinto a negare la giustizia e ad opprimere il lavoro. L'operaio non potrà mai emanciparsi dall'oppressione secolare, se allo stato assorbente e demoralizzante non sostituirà la libera federazione dei gruppi produttori fondati sull'eguaglianza e la solidarietà.
Infatti, nei diversi luoghi ove si è tentato di organizzare il lavoro per migliorare la condizione del proletariato, il minimo benessere ben presto è stato assorbito dalla classe dei privilegiati, che tende continuamente a sfruttare la classe operaia. Ciò non esclude che l'organizzazione sia un fattore di forza tale che anche nelle condizioni attuali non si può rinunciarvi. In essa il proletariato fraternizza nella comunità d'interessi, si esercita alla vita collettiva, si prepara alla lotta suprema.
All'organismo privilegiato e autoritario dello Stato si dovrà sostituire l'organizzazione libera e spontanea del lavoro, che sarà una garanzia permanente del mantenimento dell'organismo economico contro quello politico. Lasciando alla pratica della rivoluzione sociale i dettagli dell'organizzazione positiva, noi intendiamo perciò organizzare solidamente la resistenza su larga scala.
Lo sciopero sarà per noi un mezzo prezioso di lotta, benché non ci facciamo illusioni sul suoi risultati economici. Noi l'accettiamo come un prodotto dell'antagonismo fra lavoro e capitale. In questo antagonismo gli operai diventeranno sempre più coscienti dell'abisso che esiste fra la borghesia e il proletariato. Attraverso le piccole lotte economiche il proletariato si prepara alla grande lotta rivoluzionaria che distruggerà tutti i privilegi e le classi e darà all'operaio il diritto di godere del prodotto integrale del suo lavoro e con questo gli procurerà i mezzi di sviluppare tutta la sua forza materiale e intellettuale e morale.

Il Congresso di Ginevra (1873)
«Le decisioni del Congresso Generale saranno obbligatorie solo per le federazioni che le accettano». (Congresso di Ginevra, 1873)
Il congresso di Ginevra si svolse nella prima settimana di settembre del 1873. Questo fu indicato come il sesto dell'Internazionale (in quanto essi si ritenevano i veri esponenti dell'Internazionale dei Lavoratori), anche se i delegati erano soltanto anarchici. Esso sciolse il Consiglio Generale di New York, riaffermando il principio del federalismo delle organizzazioni autonome contro la centralizzazione marxista, e a validità dello sciopero generale rivoluzionario, contro il legalitarismo sindacale e politico dei marxisti.

Il Congresso di Bruxelles (1874)
Gli anarchici tennero un altro Congresso a Bruxelles nel 1874, il settimo dell'Internazionale, in cui si prese atto delle difficoltà del movimento spagnolo e, al contrario, del crescente sviluppo dell'anarchismo italiano.
I delegati provenivano dall'Italia, dalla Spagna, dalla Svizzera, dal Belgio, dalla Francia, dagli Stati Uniti; era presente una delegazione di populisti russi, vicini all'anarchismo bakuninista, che apriva nuovi orizzonti al movimento.

Il Congresso di Berna (1876)
Finita l'esperienza della Internazionale marxista, quasi a risposta, gli anarchici tennero un altro Congresso a Berna (26-29 ottobre 1876), l'ottavo della serie (se si contano anche quelli della Prima Internazionale).
A Berna gli anarchici constatarono una certa crisi del movimento: le Federazioni belghe si erano ritirate dall'Internazionale anarchica, quelle spagnole erano indebolite, in Francia gli ex-comunardi Malon e Guesdes si erano allontanati, trascinando con sé molti militanti, gli anarchici Italiani erano indeboliti dalla sconfitta del tentativo insurrezionale del 1874 di Bologna. Anche i delegati russi non furono tanti, essendo il movimento populista preso dalla preparazione della lotta armata che si manifesterà due anni dopo.
Il raggruppamento più attivo era quella della Federazione anarchica del Giura, ma questa non poteva bastare per tenere in piedi un organismo con pretese internazionali, e così a Verviers (Belgio) si tenne il nono, Congresso dell'Internazionale anarchica, il 6-8 settembre 1877: il Congresso decise lo scioglimento dell'Internazionale.
La Federazione anarchica del Giura, essendo contraria allo scioglimento, cercò di rilanciare l'Internazionale negli anni seguenti (ultimo Congresso a La Chaux-des-Fonds - Cantone di Neuchâtel - nell'ottobre 1880), ma senza risultati rilevanti, e per questo molti anarchici abbracciarono l'idea dell'azione diretta.

Ultimi tentativi organizzativi
Gli anarchici cercarono, ancora una volta, di rientrare nell'AIL del 1896 (la cosiddetta II Internazionale), ma ne furono nuovamente espulsi. Successivamente, durante il Congresso di Amsterdam (1907), gli esponenti libertari tentarono nuovamente la costituzione di una nuova Internazionale anarchica, effettivamente libertaria e libera dall'egemonia marxista.

martedì 13 dicembre 2011

Congresso di Amsterdam (1907)

Congresso di Amsterdam (1907)
Il congresso anarchico di Amsterdam è stato uno dei momenti cruciali della storia dell’anarchismo e, nello specifico, dell’anarco-sindacalismo.


Il Congresso
Il congresso anarchico internazionale di Amsterdam si svolse dal 24 agosto al 31 agosto 1907. Questo congresso raccolse i ”delegati” di 14 paesi diversi, ovvero gli esponenti di primo piano del movimento libertario dell’epoca: Errico Malatesta, Pierre Monatte, Luigi Fabbri, Benoit Broutchoux, Emma Goldman, Rudolf Rocker, Christian Cornélissen e altre personalità.

Temi di discussione
Durante tutta la settimana del congresso furono affrontati diversi temi : l’organizzazione anarchica, lo sviluppo del movimento, l’educazione delle masse o ancora lo sciopero generale. Uno degli argomenti maggiormente interessanti fu quello sull’ antimilitarismo (il congresso antimilitarista internazionale si tenne contemporaneamente al congresso internazionale anarchico), ma il dibattito si focalizzò essenzialmente sul rapporto tra anarchismo e sindacalismo. Le posizioni che si fronteggiarono, su questo argomento , videro contrapposti Errico Malatesta e Pierre Monatte, che diedero vita ad un confronto ricco di spunti per tutto il movimento anarchico.

La questione sindacalista
Monatte sosteneva che i sindacati portassero “naturalmente” all’emancipazione umana e alla rivoluzione sociale. Malatesta invece contestò vigorosamente questa visione del compagno Monatte sostenendo che i sindacati possono essere certamente un mezzo utile verso la rivoluzione ma, purtroppo, anche uno strumento di conservazione, se il sindacato diventa corporativo, ovvero se tende solo a difendere gli interessi di parte (Malatesta pone l’esempio delle Trade-Unions americane, sindacati composti da operai qualificati che osteggiavano gli operai non qualificati per difendere il loro privilegio).
La posizione di Malatesta è sinteticamente espressa in queste sue affermazioni: «La conclusione alla quale è giunto Monatte, è che il sindacalismo è di per se stesso sufficiente come mezzo per compiere la ”rivoluzione sociale”. In altri termini, Monatte dichiara che il sindacalismo si sostiene autonomamente. Questa è, secondo me, una dottrina radicalmente falsa»
Il confronto tra due diverse visioni del sindacalismo, sviluppatosi in questo congresso, sarà in seguito superato dell’emergere dell’ anarco-sindacalismo sintetizzato in una sorta di concezione rivoluzionaria del sindacalismo, ma sempre strettamente associato ai principi dell’anarchismo.

domenica 11 dicembre 2011

Il Congresso d'Amiens (1906)

Il Congresso di Amiens (1906), della CGT francese, sancì la nascita del sindacalismo rivoluzionario, le cui tesi saranno esplicitate nella cosiddetta Carta di Amiens.


Il sindacalismo prima di Amiens
Il Congresso di Amiens non fu altro che il naturale sbocco di un processo iniziato in Francia da Robert Owen, Bakunin, Blanqui, Varlin e soprattutto da il Proudhon antistatalista che, nella Capacité politique de la classe ouvriére ("Capacità politica della classe operaia"), preconizzò una società ideale strutturata in comunità di lavoratori.
D’altronde anche lo sciopero generale non fu un'"invenzione" del Congresso di Amiens. Le prime sue teorizzazioni risalgono a Henri-Louis Tolain e al giornalista Emile de Girardin, che in un articolo aveva auspicato «il vuoto universale» attorno a Luigi Napoleone. Più tardi il falegname Paul Tortelier rilanciò l’idea, che venne accolta momentaneamente dai socialisti. Inoltre nel 1894, i due terzi dei delegati al congresso di Nantes della Fédération Nationale des Syndicats avevano approvato una mozione di Fernand Pelloutier, nella quale si sosteneva che «in presenza della potenza militare messa al servizio del capitale, un'insurrezione armata offrirebbe alle classi dirigenti solo un'occasione per soffocare le rivendicazioni sociali nel sangue dei lavoratori».
All’inizio del XX secolo gli anarchici sembravano aver egemonizzato la scena sindacale e il Congresso di Amiens non segnò altro che l’apogeo di questa corrente del sindacalismo e delle sue aspirazioni rivoluzionarie, particolarmente fervide soprattutto in terra francese.

Il congresso
Il congresso si svolse dal 8 al 13 ottobre 1906 nella cittadina francese di Amiens. La CGT fancese si presentò al congresso divisa in tre fazioni: riformisti (condividevano l'autonomia dai partiti, ma erano favorevoli all'intervento dello Stato e contrari all'azione diretta), socialisti (favorevoli alla collaborazione dei sindacati con il Partito socialista francese) e sindacalisti rivoluzionari (propugnatori dell’indipendenza dai partiti e da qualsiasi ideologia politica, fautori dello sciopero generale e dell’azione diretta come mezzo di lotta al padronato).
Durante il congresso i socialisti proposero una mozione a favore della collaborazione con il Partito Socialista ma la mozione fu respinta: 34 voti a favore su 774 votanti, oltre a 37 astenuti. La mozione rivoluzionaria (il testo è riprodotto nel successivo capitolo) invece fu votata a larga maggioranza: 834 voti a favore, 8 soli contrari e una scheda bianca.
Il congresso si concluse quindi con la ratifica della Carta di Amiens, adottata dalla CGT francese, che divenne di conseguenza la referente teorica del sindacalismo rivoluzionario.
Secondo le risultanze del Congresso il sindacalismo dovrebbe avere un doppio obiettivo: la difesa delle rivendicazioni quotidiane (il sindacato quindi non può estraniarsi dalla realtà) e la lotta per una trasformazione totale della società, in tutto e per tutto indipendente dai partiti politici e dallo Stato (il sindacato deve difendere gli iscritti al di là dell’ideologia politica del lavoratore; la forza della classe operaia è tanto maggiore quanto maggiore è l’unità di intenti; i sindacalisti rivoluzionari vedevano lo Stato come espressione delle classi dominati e quindi non potevano collaborare in nessun modo).

Il testo della Carta di Amiens (estratto)
«Il Congresso confederale di Amiens, nel confermare l'articolo 2 dello statuto della Cgt, afferma:
La Cgt raggruppa, al di là di ogni scuola politica, tutti i lavoratori coscienti della necessità di lottare per la scomparsa dei salariati e del padronato. Il Congresso ritiene che questa dichiarazione costituisca un riconoscimento della lotta di classe, che contrappone sul terreno economico i lavoratori in rivolta contro tutte le forme di sfruttamento e di oppressione, sia materiali che morali, messe in atto dalla classe capitalistica ai danni della classe operaia.
Il Congresso precisa questa affermazione teorica mediante i seguenti punti:
Nell'opera rivendicativa quotidiana, il sindacalismo persegue il coordinamento degli sforzi operai, l'accrescimento del benessere dei lavoratori mediante la realizzazione di miglioramenti immediati, quali la riduzione delle ore di lavoro, l'aumento dei salari, ecc. Ma questo impegno é solo un aspetto della pratica del sindacalismo, il quale prepara l'emancipazione integrale che si può realizzare solo mediante l'espropriazione dei capitalisti, preconizza lo sciopero generale come mezzo d'azione, e ritiene che il sindacato, oggi organismo di resistenza, sarà, in futuro, il raggruppamento responsabile della produzione e della distribuzione, base della riorganizzazione sociale.
Il Congresso dichiara che questo duplice impegno, nel presente e per il futuro, nasce dalla condizione dei salariati che pesa sulla classe operaia e che rende doverosa per tutti i lavoratori, quali che siano le loro opinioni o le loro tendenze politiche o filosofiche, l'appartenenza al raggruppamento essenziale costituito dal sindacato. Di conseguenza, per quanto riguarda gli individui, il Congresso afferma che, fuori dal raggruppamento corporativo, gli iscritti al sindacato sono totalmente liberi di partecipare alle forme di lotta corrispondenti alle loro concezioni filosofiche o politiche e si limita a esigere, in cambio, che non vengano introdotte nel sindacato le opinioni professate all'esterno. Per quanto riguarda le organizzazioni, il Congresso dichiara che, affinché il sindacalismo possa conseguire il massimo risultato, l'azione economica deve essere rivolta direttamente contro il padronato, dato che le organizzazioni confederate, in quanto raggruppamenti sindacali, non debbono preoccuparsi dei partiti e delle sette che, all'esterno e collateralmente, possono perseguire in tutta libertà la trasformazione sociale.»